Emozioni
La parola “emozione” vuol dire, dal latino “ex movere”, muovere da, muovere fuori.
E già la parola ci dice che nell’emozione avviene un movimento, un movimento che da dentro va verso fuori.
Sappiamo che le emozioni svolgono una funzione:
1) primaria, che è quella della sopravvivenza,
2) di relazione, perché manifestano qualcosa a qualcuno,
3) sociale, perché inducono una emozione anche negli altri individui della stessa specie,
4) di costruzione del se’.
Mi piace condurvi in un percorso che dalla complessità vada verso la semplicità, per tornare di nuovo alla complessità.
1) funzione della sopravvivenza
Se accettiamo come “uomini” che l’emozione ci ha condotto fin qui salvaguardandoci dalle situazioni mortali fin dalle nostre origini, la semplicità ci sta dicendo che è “la vita” che ha adottato questo stratagemma per preservarsi.
L’essere unicellulare Paramecio che ha delle reazioni di movimento “fobiche” (di forte avversione) o “topiche” (di disporsi nel luogo) sta “muovendosi da” per la propria sopravvivenza (morire o stare bene). E così l’ameba che fugge se esposta a troppa luce o che si espande se esposta a luce debole e orientata, o che si espande se si trova in una sostanza chimica stimolante o si richiude se la sostanza non è buona per lei, sta “muovendosi” per vivere bene.
E così noi uomini se esposti ad un sole dolce ci distendiamo, ci apriamo e ce lo godiamo; se invece esposti ad un sole forte come nel deserto ci copriamo, ci chiudiamo e ci spostiamo in cerca di ombra. E allora sia noi uomini che il paramecio e l’ameba siamo guidati dalle nostre emozioni, anche se questo ci può sgomentare nella nostra visione “uomocentrica”.
E se questa visione è accettabile, allora grande importanza ha la scoperta dei peptidi e la teoria di Candace Pert , perché le emozioni della sopravvivenza sono nate prima della nascita del sistema nervoso, sono nate con la vita, sono già in ogni cellula.
La cellula originaria aveva sulla parte esterna della sua membrana, che la conteneva e la differenziava dall’ambiente circostante, dei “recettori” che sono “molecole flessibili che rispondono all’energia e alle sollecitazioni chimiche con una “vibrazione” infatti “vibrano, fremono, ronzano, passando da una forma all’altra, oscillando.” “ Potete immaginarle come ninfee che galleggiano sulla superficie di uno stagno: proprio come le ninfee, infatti, i recettori hanno delle radici che affondano nella membrana” “ per giungere in profondità, nel nucleo della cellula.” “I recettori funzionano come molecole sensitive, come altrettanti sensori” Danzano e vibrano “in attesa di captare messaggi inviati da altre piccole creature vibranti che si diffondono nel fluido che circonda ogni cellula” Sono i leganti. Ogni recettore ha il proprio e specifico legante. E così, come la chiave che apre la sua specifica serratura, quando il legante penetra nel suo recettore, crea un disturbo che costringe la molecola recettore a cambiare forma finché “click l’informazione penetra nella cellula modificando lo stato della cellula.” “Si avvia una reazione a catena di eventi biochimici” “che danno inizio ad una serie di attività, per esempio produrre nuove proteine, prendere decisioni relative alla riproduzione cellulare, aprire o chiudere canali ionici, aggiungere o sottrarre gruppi chimici energetici”. E così cambia il comportamento della cellula in toto, nella sua totalità.
E la cellula a sua volta produce all’interno di se stessa alcuni leganti che secreti legano con i recettori della sua superficie e cambiano il comportamento della cellula stessa in base all’informazione sul suo equilibrio interno.
Negli organismi viventi composti da più cellule, succedutisi agli organismi unicellulari, il meccanismo è uguale, solo che l’informazione deve arrivare a tutte le cellule dell’organismo in modo tale che a modificarsi sia, non solo il comportamento di una cellula ma il comportamento di tutto l’organismo, di tutto il corpo. E per questo i leganti sono rilasciati nei liquidi extracellulari e fatti circolare rapidamente e ovunque, grazie al torrente sanguigno, anche in luoghi distanti per raggiungere i recettori bersaglio.
Il benessere dell’organismo è dato dalla continua ricerca dell’equilibrio interno e dalla ricerca dell’equilibrio con l’ambiente esterno ed è garantito dal flusso libero in tutto il corpo dei peptidi: continuamente il corpo è informato su come sta.
Man mano che gli organismi diventano più complessi e cominciano ad avere la capacità di muoversi, quindi ad avere comportamenti più articolati e adattativi, si ha la comparsa delle cellule nervose con il compito di controllo e coordinazione.
“Le cellule nervose in ogni animale, dalla medusa all’uomo, hanno gli stessi meccanismi elettrochimici e biochimici di base per condurre l’informazione”
“Più il comportamento degli organismi diventa complesso e adattativo, più cellule nervose ci sono e più complessi modi di riunirle” esistono. Fino ad arrivare all’elemento più sofisticato: il cervello.
Ed ecco che accanto al sistema informazionale arcaico, basato sulle “molecole informazionali”, si aggiunge un sistema informazionale più evoluto, basato sui neurotrasmettitori, che acquisisce sempre maggiori competenze fino ad arrivare nell’uomo all’espressione del senso di consapevolezza del sé, del linguaggio, dell’arte.
La mente è quindi il prodotto dell’interazione fra le miriadi di cellule nervose, dette neuroni, presenti nel cervello che comunicano tra loro e che comunicano col corpo, portando e trasmettendo delle informazioni, sotto forma di neurotrasmettitori, ormoni e neuropeptidi.
Ma ogni cellula del corpo, soprattutto della pelle, dei polmoni e dell’intestino, a loro volta hanno e producono dei neuropeptidi che inviano come leganti ai recettori che si trovano sulle cellule nervose del cervello, modificando così il suo comportamento, in un gioco continuo di rimando “tra mente e corpo” (dove sia esattamente la mente e il corpo non ci è dato sapere) tale da produrre dei comportamenti “dell’individuo” atti alla sua sopravvivenza. .
Gia ai primi del ‘9oo, secondo lo scienziato James, le emozioni avevano un’origine puramente viscerale, cioè nel corpo, e solo dopo erano percepite a livello del cervello “che inventa una storia per spiegarle”, mentre secondo Cannon, suo allievo, nascevano nell’ipotalamo, nel cervello, sede delle emozioni, e da lì si trasmettevano al corpo grazie alle connessioni neuronali con l’ipofisi, il midollo allungato e il sistema nervoso viscerale autonomo. “Oggi possiamo dire che tutti e due hanno una base di verità”.
E tutti noi possiamo percepire questi diversi percorsi se poniamo “attenzione” alle nostre emozioni.
Avevamo un cagnolino, Pico, che tutte le mattine, mentre facevamo colazione, stava col suo musetto appoggiato, abbandonato, sul mio piede. I primi tempi dopo la sua morte spesso il mio piede sentiva “la mancanza” del suo calore, del suo peso, del suo benessere. E questo è il corpo. A volte, quando penso a lui, sento sul mio piede il calore, il peso e il benessere della sua “presenza” e questa è la mente, il “ricordo”, l’ipotalamo. Ma se a volte, qualcuno casualmente mi tocca sul dorso del piede “in quel certo modo”, ecco che le cellule del mio piede “si ricordano” della presenza di Pico, ‘memoria cellulare’.
E quindi la sede del “ricordo delle emozioni” è sia nel nostro cervello che in tutte le cellule del nostro corpo.
Tutte le emozioni hanno la funzione di salvaguardarci, quindi non esistono emozioni negative o positive.
“collera, dolore, paura….queste esperienze emotive non sono negative di per sé”, anzi “abbiamo bisogno della collera per definire dei confini, del dolore per affrontare le perdite e della paura per proteggerci dal pericolo. E’ solo quando queste emozioni vengono negate, cosicché non possono essere elaborate dall’organismo in modo facile e rapido ed eliminate, che la situazione diventa tossica”.
Esprimere invece le nostre emozioni, lasciarle fluire liberamente nel nostro corpo, ci consente di trasformare le “cattive” in “buone” e cioè finalmente di integrarle e di lasciarle andare, dandoci una sensazione di benessere e di integrità.
2) funzione di relazione
“Le emozioni si esprimono tutte sia attraverso modificazioni fisiologiche viscerali, sia tramite risposte motorie tipiche e invariabili.”
Le modificazioni viscerali, che avvengono e che percepiamo quando “siamo emozionati”, sono indipendenti dalla nostra volontà e sono regolate dal sistema nervoso automatico, detto anche neurovegetativo, che è composto dal sistema simpatico, parasimpatico ed enterico, i cui centri superiori si trovano nel sistema limbico (di cui fa parte anche l’ippocampo, dove sono conservate le memorie emozionali) ed in una zona della corteccia chiamata insula.
Il sistema simpatico e parasimpatico innervano entrambi organi quali: la pupilla dell’occhio, le ghiandole salivari, i polmoni, il cuore, le arterie, lo stomaco, il fegato, la midollare surrenale, la vescica, gli organi sessuali e l’ano.
Il simpatico è associato generalmente ad un ruolo eccitatorio e preparatorio alla risposta dello stress o del “combattimento o fuga”, mentre il parasimpatico svolge una funzione rilassante o di “ritorno alla calma”.
E’ esperienza di tutti noi che, poco prima di un esame o di un colloquio per un posto di lavoro, sentiamo il cuore battere all’impazzata, secchezza delle fauci, abbiamo bisogno continuo di andare in bagno, la respirazione diventa rapida, e aumenta la sudorazione.
O basta pensare a quando un gatto incontra un cane: pelo irto, corpo immobile ma pronto allo scatto, pupille dilatate, muso digrignante.
Infatti, oltre alle risposte dei visceri, ci sono risposte motorie associate tipiche e invariabili che coinvolgono nell’uomo, ma a ben pensare anche nel gatto, la mimica facciale e l’atteggiamento posturale.
In tutti e due i casi sta avvenendo una relazione, una comunicazione per la sopravvivenza, stiamo dicendo all’altro che siamo pronti.
Tra l’altro: se pensiamo ad una situazione di collera vissuta nei giorni precedenti la mimica del nostro viso diventa iroso, il nostro respiro si blocca, siamo pronti alla lotta; se invece atteggiamo la mimica del nostro viso in un sorriso, improvvisamente ci mettiamo a ridere. Memoria dell’ippocampo nel primo caso , memoria cellulare dei muscoli e della cute che usiamo per ridere, nel secondo caso
3) funzione sociale
I neuroni specchio, “scoperti all’inizio degli anni novanta, ci mostrano come il riconoscimento degli altri, delle loro azioni e perfino delle loro intenzioni dipenda in prima istanza dal nostro patrimonio motorio. Dagli atti più elementari e naturali, come appunto afferrare del cibo con la mano o con la bocca, a quelli più sofisticati, che richiedono particolari abilità, come l’eseguire un passo di danza, una sonata al pianoforte o una pièce teatrale, i neuroni specchio consentono al nostro cervello di correlare i movimenti osservati a quelli propri e di riconoscerne così il significato. Senza un meccanismo del genere potremmo disporre di una rappresentazione sensoriale, di una raffigurazione “pittorica” del comportamento altrui, ma questo non ci permetterebbe mai di sapere cosa gli altri stanno davvero facendo. Certo, in quanto dotati di capacità cognitive superiori potremmo riflettere su quanto percepito e inferire le eventuali intenzioni, aspettative o motivazioni che darebbero ragione degli atti compiuti dagli altri. Tuttavia, il nostro cervello è in grado di comprendere questi ultimi immediatamente, di riconoscerli senza far ricorso ad alcun tipo di ragionamento, basandosi unicamente sulle proprie competenze motorie.
Il sistema dei neuroni specchio appare così decisivo per l’insorgere di quel terreno d’esperienza comune che è all’origine della nostra capacità di agire come soggetti non soltanto individuali ma anche e soprattutto sociali. Forme più o meno complicate di imitazione, di apprendimento, di comunicazione gestuale e addirittura verbale trovano, infatti, un riscontro puntuale nell’attivazione di specifici circuiti specchio. Non solo: la nostra stessa possibilità di cogliere le reazioni emotive degli altri è correlata ad un determinato insieme di aree caratterizzate da proprietà specchio. Al pari delle azioni, anche le emozioni risultano immediatamente condivise: la percezione del dolore o del disgusto altrui attivano le stesse aree della corteccia cerebrale che sono coinvolte quando siamo noi a provare dolore o disgusto.
Ciò mostra quanto radicato e profondo sia il legame che ci unisce agli altri, ovvero quanto bizzarro sia concepire un io senza un noi”.
“Le informazioni provenienti dalle aree visive che descrivono i volti o i corpi che esprimono un’emozione arrivano direttamente “all’insula” dove attivano un meccanismo specchio autonomo e specifico, in grado di codificarle immediatamente nei corrispondenti formati emotivi. L’insula è il centro di questo meccanismo specchio in quanto non solo è la regione corticale in cui sono rappresentati gli stati interni del corpo, ma costituisce un centro di integrazione viscero-motoria la cui attivazione provoca la trasformazione degli input sensoriali in reazioni viscerali” che danno così il colore emotivo alle nostre percezioni. E così “la capacità del cervello di risuonare alla percezione dei volti e dei gesti altrui e di codificarli immediatamente in termini viscero-motori fornisce il substrato neurale per una compartecipazione empatica che, sia pure in modi e a livelli diversi, sostanzia e orienta le nostre condotte e le nostre relazioni.”
“La chiarificazione della natura e della portata del meccanismo dei neuroni specchio sembra ora offrirci una base unitaria a partire dalla quale cominciare a indagare i processi cerebrali responsabili di quella variegata gamma di comportamenti che scandisce la nostra esistenza individuale e in cui prende corpo la rete delle nostre relazioni interindividuali e sociali
4) funzione della costruzione del se’
Quello che ancora non sapevamo, o meglio, che ancora non riuscivamo a mettere in correlazione, in connessione, perché troppo semplice e perché ‘ci siamo dentro’ è la funzione delle emozioni nella ‘costruzione del se’.
Secondo questa ipotesi nei primi mesi di vita avviene che:
* ogni percezione sensoriale viene etichettata per le sue proprietà fisiche e le qualità emotive che ci suscitano,
* le percezioni generano ‘il mondo affettivo’ e organizzano l’esperienza, consentendo di discriminare e di generalizzare,
* più il mondo affettivo è ricco e maggiori saranno le capacità di astrazione.
E questo consente al piccolo di fare progressivamente i passi necessari nella costruzione del se’:
- dando un senso alle sue sensazioni,
- reagendo e costruendo una relazione di intimità con chi lo ama,
- avendo uno scambio intenzionale di segnali e risposte,
- attuando una comunicazione presimbolica nell’interazione sociale,
- costruendo una rappresentazione interiore del mondo,
- facendo la propria mappa della realtà grazie ai nessi, ponti, tra sentimenti e idee e viceversa.
“Il neonato impara a conoscere il mondo attraverso i materiali che ha a disposizione, che nei primissimi mesi sono le sensazioni più semplici, soprattutto tattili e sonore. Il modo in cui impara a prestare attenzione, a comprendere e a discriminare fra sensazioni diverse è noto ormai da tempo, mentre altri studi hanno descritto a fondo le sue emozioni sempre più complesse. Quello che le ricerche sulle prime percezioni e cognizioni, da una parte, e sullo sviluppo emotivo dall’altra hanno finora trascurato è un dato di fatto apparentemente ovvio, la cui importanza però non va sottovalutata. Normalmente ogni sensazione, quando viene registrata dal bambino,dà origine anche ad un affetto o un’emozione. Il neonato reagisce cioè all’effetto emozionale oltre che fisico delle sensazioni. Così una coperta può essere liscia e al tempo stesso piacevole oppure ruvida e fastidiosa, un giocattolo può essere rosso e divertente oppure noioso, una voce forte e invitante o stridula. La guancia della mamma può essere morbida e meravigliosa oppure ruvida e sgradevole. Il bambino può sentirsi protetto quando la mamma lo abbraccia o spaventarsi se si ritrae di scatto. Quanto più cresce la sua esperienza, tanto più legate ai sentimenti sono le sue impressioni sensoriali.
E’ grazie a questo “codice duale” dell’esperienza che siamo arrivati a capire in che modo le emozioni organizzano le capacità intellettuali e anzi creano il senso del se’.
Gli esseri umani incominciano ad abbinare fenomeni e sentimenti fin dalla nascita. Anche i neonati di pochi giorni reagiscono emotivamente alle sensazioni, preferendo per esempio la voce o il profumo della madre a tutti gli altri suoni o odori.”
“A mano a mano che i bambini crescono ed esplorano il mondo, le emozioni li aiutano a comprendere relazioni che a prima vista paiono di natura soltanto fisica e matematica. Può sembrare che semplici nozioni come caldo o freddo, per esempio, si riferiscano a sensazioni puramente fisiche , ma il bambino impara a distinguere fra 'troppo caldo', 'troppo freddo' e 'giusto' attraverso bagnetti piacevoli o che scottano, biberon freddino o della temperatura giusta, abitini troppo pesanti o troppo leggeri: in altre parole, attraverso sensazioni e relative reazioni emotive. ……Anche i concetti astratti e all’apparenza indipendenti, come quelli da cui partono le speculazioni scientifiche più teoriche, riflettono l’esperienza vissuta dal bambino. Matematici e fisici sanno destreggiarsi fra astrusi simboli di spazio, tempo e quantità, ma all’inizio anche loro ci sono arrivati camminando malfermi verso un giocattolo che si trovava dalla parte opposta della stanza, aspettando che la mamma versasse loro da bere …"
Durante la sessione di Transformational breath, la persona, può consentirsi di accedere a quel luogo di se', che permette a sensazioni ed emozioni, bloccate, negate, di riemergere, "di tornare a galla" e di essere finalmente ri vissute, digerite. E' questo che struttura una ricchezza, una variegazione maggiore del nostro mondo affettivo e che ci fa articolare, relazionare, connettere agli altri e a noi stessi con più facilità, attenzione, amore.
Letture e citazioni:
Candace Pert : “Molecole di emozioni” Corbaccio Editore
Rizzolatti e Sinigaglia “So quel che fai” Raffaello Cortina Editore (neuroni specchio)
Dario Sonetti “Conoscersi per avere cura di sé” dispense del corso
Stanley Greenspan “L’intelligenza del cuore” Oscar Saggi Mondatori (la costruzione del se’)
immagine: foto di Lhoong Aceh da Futura Umanità Manifesto
