Respirazione
La respirazione è composta di 3 momenti:
1) la ventilazione polmonare che consiste nell’immettere aria dall’atmosfera negli alveoli polmonari e viceversa di emetterla nel senso inverso
2) la diffusione dell’ossigeno e dell’anidride carbonica fra gli alveoli ed il sangue
3) respirazione interna o cellulare, ossia scambi gassosi, dell’anidride carbonica e dell’ossigeno, dal sangue verso tutte le cellule del corpo e viceversa dalle cellule al sangue.
1) ventilazione polmonare
Il nostro apparato respiratorio è costituito da una struttura contenente e da una struttura contenuta.
La struttura contenente è formata da una parte rigida, ossea, la gabbia toracica e da una parte elastica, il muscolo diaframma.
La gabbia toracica e’ delimitata: dietro dalle vertebre, davanti dallo sterno, nei lati dalle coste, sotto dal diaframma che è fatto come un tendone da circo con la punta verso l’alto, ha due fori da cui passano in uno l’esofago (il tubo in cui transitano gli alimenti per arrivare nello stomaco) e nell’altro l’aorta (l’arteria che porta il sangue dal cuore verso il corpo), il tendone si attacca in basso alla gabbia toracica, nella punta dello sterno, lungo le coste e dietro nelle prime vertebre lombari.
E così il contenitore e’ completato.
All’interno della gabbia toracica si ha così una cavità dove alloggiano nei due lati i due polmoni e al centro il cuore, organi vitali da proteggere e da mantenere separati dagli altri organi della cavità addominale.
La struttura contenente e le strutture contenute sono rese solidali da due membrane a foglietto, di cui una riveste la gabbia toracica e l’altra riveste i polmoni, sono le pleure. Un po’ di liquido le fa scivolare agevolmente tra loro: questo fa sì che, se si allarga la gabbia toracica sono obbligati ad allargarsi, ad espandersi anche i polmoni, e se si sgonfiano i polmoni anche la gabbia toracica o torace ne segue il movimento restringendosi.
Quando il torace si espande, l’aria contenuta dentro si rarefa, diminuendo la pressione all’interno e richiamando così aria nuova dall’esterno, aria ricca di ossigeno.
Questa è la fase di inspirazione.
A determinare l’espansione del torace sono i muscoli respiratori: il diaframma che essendo grande allarga il torace sia verso il basso sia in fuori verso i lati e dietro, aiutato dagli addominali, i muscoli intercostali che allargano le coste fra di loro, e altri muscoli che dal collo vanno alle clavicole e alle prime coste e che alzano in alto la gabbia toracica.
E’ la fase attiva del respiro, nel senso che richiede un impegno, un lavoro, da parte dei muscoli che così consumano energia.
Quando il torace si restringe, aumenta la pressione dentro i polmoni e l’aria contenuta, ricca di anidride carbonica, fuoriesce.
Questa è la fase dell’espirazione.
A determinare il restringimento del torace oltre al rilascio dei muscoli respiratori è il restringimento dei polmoni: il tessuto polmonare che grazie alla sua elasticità, è stato sovradisteso durante l’inspirazione, ha un ritorno elastico che lo fa ritornare alla sua posizione iniziale. C’è anche un altro meccanismo, altrettanto importante, che consente il ritorno del tessuto polmonare: gli alveoli (“le cellette” o “gli acini” di tessuto polmonare dove avvengono gli scambi dei gas) sono ricoperti da un sottile velo di umidità che facilita la diffusione dei gas respiratori. Questo liquido durante l’inspirazione si tende talmente tanto (tensione superficiale) da produrre una reazione tale da fare sgonfiare gli alveoli durante l’espirazione e da risucchiare in alto il diaframma rilasciato. La forza è così grande, che si correrebbe il rischio che gli alveoli si chiudano completamente, se non ci fosse una sostanza detta “surfattante” che si oppone a questa forza e che frapponendosi impedisce il collabimento delle pareti alveolari.
E’ la fase passiva del respiro, nel senso che avviene da sola, senza bisogno di intervenire, di fare, di lavoro.
L’aria arriva nei polmoni, dopo essere entrata dal naso o dalla bocca. Normalmente si respira dal naso dove ci sono dei peli per filtrare l’aria, dei turbinati e dei plessi venosi per scaldarla. L’aria passa poi nella faringe che e’ lo spazio dietro al naso e dietro la bocca.
E’ esperienza di tutti, che quando si fa una corsa prolungata (o uno sforzo duraturo nel tempo), ad un certo punto, si respira dalla bocca, questo perché il nostro corpo ha bisogno di più ossigeno e quindi prende più aria da un’apertura più ampia. L’aria scende poi nella laringe, che si trova dietro al pavimento della bocca fino dietro al pomo di Adamo.
E’ nella laringe che si trovano le corde vocali, che vibrando ci consentono di produrre dei suoni e quindi di parlare e di cantare. Le corde vocali si aprono per fare passare l’aria durante l’inspirazione e poi, durante l’espirazione, a secondo del suono che vogliamo emettere le moduliamo mettendole in tensione in modo diverso.
2) diffusione dell’ossigeno e dell’anidride carbonica
L’aria continua la sua discesa verso i polmoni passando dalla trachea e raggiungendo i bronchi, che diventano di lume sempre più piccolo, fino ad arrivare negli alveoli, che sono come grappoli di acini d’uva, delle sacche elastiche, con una parete sottilissima, che si dilatano e si lasciano espandere dall'aria. 'Ogni alveolo é percorso da una rete di finissimi capillari, i più fini che esistano nel nostro corpo, tanto che in essi passa, praticamente, un solo globulo rosso per volta.' Ed é qui, che accadono gli scambi gassosi di anidride carbonica e di ossigeno tra l’aria e il sangue, nella barriera aria-sangue. La barriera è costituita dall’epitelio dell’alveolo, dall’endotelio dei capillari sanguigni e dalla membrana basale; è di uno spessore sottilissimo per facilitare il passaggio dei gas. Il passaggio avviene per “diffusione” semplice, per la diversa concentrazione di ciascuno dei gas al di qua e al di là della barriera cioè nell’aria e nel sangue.
Due sono le modalità: la prima, più arcaica, con diffusione dal plasma (parte liquida del sangue), dove sono disciolti i gas, verso l’aria e viceversa, la seconda, più evoluta, con diffusione dai globuli rossi ( una delle componenti corpuscolari del sangue) e più precisamente dall’emoglobina, che ha una affinità particolare con l’ossigeno, dal sangue all’aria e viceversa.
E così l’ossigeno viene trasportato nei vari tessuti del nostro corpo, in piccola parte dal plasma e la maggior parte dai globuli rossi, attraverso i vasi sanguigni del sistema cardiovascolare.
3) respirazione interna o cellulare
Anche nei tessuti il rilascio di ossigeno e la raccolta di anidride carbonica, fatta dai capillari (vasi molto sottili), avviene per “diffusione” semplice, in base alla pressione parziale che ciascuno dei due gas esercita nella miscela di gas presenti nel sangue e nei tessuti.
L’ossigeno così passa dal sangue ricco di ossigeno alle cellule dei tessuti.
Le cellule consumano l’ossigeno, durante la respirazione cellulare, e producono come rifiuto l’anidride carbonica che diffonde dalle cellule ai capillari.
Transformational breath ci consente di :
* mantenere l’elasticità della nostra gabbia toracica
* migliorare l’elasticità del nostro tessuto polmonare
*mantenere la pervietà di tutti gli alveoli e la distribuzione dei macrofagi (gli spazzini che ingoiano e distruggono batteri, particelle carboniose e altri detriti)
*utilizzare tutti i distretti respiratori
*tenere “in forma” i nostri muscoli respiratori
*far sì che ogni cellula del nostro corpo sia ricca di ossigeno.
Letture:
Piero Bianucci "Piccolo, grande, vivo" La stampa
Nunn "Fisiologia respiratoria applicata" Piccin Editore Padova
Guyton e Hall "Fisiologia Medica" Poket EdiSES
Immagine: "Deep breath" di Melanie Weidner
